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Come il riciclo dell’olio aiuta a combattere la crisi ambientale

Gli oli vegetali esausti da problema a opportunità

Le minacce per l’ambiente in cui viviamo si presentano a volte in modo evidente, come gli scarichi industriali e i rifiuti solidi urbani. Altre volte invece si nascondono dietro ad attività apparentemente innocue, come il semplice gesto quotidiano di cucinare.

Gli oli vegetali esausti, se non vengono smaltiti correttamente dopo l’utilizzo, possono diventare una bomba a orologeria ambientale.

Gestire in modo corretto e consapevole gli oli vegetali esausti permette non soltanto di evitare danni alla natura, ma anche di trasformare un rifiuto in una risorsa preziosa. Vediamo come il recupero e il trattamento degli oli può aiutarci a contrastare la crisi ambientale globale e rendere il problema del loro smaltimento una grande opportunità. 

Perché l’olio vegetale esausto è una minaccia per l’ambiente?

L’impatto dell’olio esausto sull’equilibrio naturale si manifesta in molti modi e riguarda praticamente tutti gli elementi che per noi sono vitali: l’acqua, la terra e l’aria.

Ma facciamo un passo indietro: da dove viene l’olio vegetale esausto? A produrlo sono tutte le realtà che utilizzano olio per attività di cottura. Questo significa che la questione riguarda tanto il settore della ristorazione quanto l’ambito domestico.

Ed è proprio nelle cucine di casa che si rischia maggiormente di sottovalutare il problema. Nonostante sempre più persone, per motivi dietetici e salutistici, siano attente a usare l’olio con parsimonia, non sempre pongono altrettanta attenzione a come buttarlo. Ancora troppo spesso l’olio usato finisce direttamente giù per il lavello.

Un gesto che per molti (troppi, lo ripetiamo) è abituale, quello di gettare nello scarico l’olio rimasto nella padella, oppure quello scolato dalla scatoletta di tonno.

Un’abitudine tutt’altro che innocua, perché l’olio finito nelle tubature dell’impianto idrico diventa un pericolo per le falde acquifere e per il suolo. Con conseguenze serie e durature.

Due cifre tonde per rendersi conto del problema: un solo litro di olio può contaminare fino a 1 milione di litri d’acqua. Ma perché una sostanza in fondo così naturale si rivela anche così dannosa? Intanto perché va ad alterare l’equilibrio degli ecosistemi acquatici, creando difficoltà agli animali e alle piante che li abitano. Inoltre la presenza di oli rende più difficile e costosa la depurazione delle acque per l’utilizzo umano.

L’olio non produce danni solo alle riserve d’acqua, ma anche al terreno, creando uno strato impermeabile che ostacola la traspirazione e il ciclo di vita delle piante. Questo fenomeno cambia le caratteristiche del suolo e ne favorisce il degrado.

Recupero dell’olio vegetale e riduzione dei gas serra

In che modo il recupero e il riciclo dell’olio vegetale esausto contribuisce a contrastare, sotto vari aspetti, la crisi ambientale?

Anzitutto, evitare che l’olio venga disperso in natura ci aiuta a preservare l’equilibrio degli ecosistemi. In secondo luogo, l’olio vegetale esausto rappresenta una preziosa fonte di energia a basso impatto ambientale, perché può essere trasformato in biocarburante.

L’uso di biocarburanti consente di ridurre in modo molto significativo le emissioni di CO2, rispetto ai combustibili fossili. La Direttiva europea per le Energie Rinnovabili (RED) stabilisce precisi parametri affinché i biocarburanti siano considerati energia rinnovabile. Devono infatti garantire una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 60% rispetto alle fonti fossili.

Inutile sottolineare quanto ogni iniziativa che contribuisce a diminuire le cosiddette emissioni climalteranti in atmosfera sia importante per contrastare il cambiamento climatico.

Per rendersi conto in modo chiaro e immediato del rapporto positivo tra recupero dell’olio esausto e impatto ambientale, basta dare un’occhiata all’apposito counter digitale di Conoe. Si può vedere in diretta l’aggiornamento dei chilogrammi di CO2 risparmiati al crescere dei chilogrammi di olio recuperati.

Inoltre, il biodiesel ottenuto dagli oli vegetali esausti è un biocarburante detto “di seconda generazione”, perché la sua produzione non entra in conflitto con la filiera alimentare. La trasformazione degli oli usati permette infatti di evitare l’uso di risorse agricole come materia prima per i biocarburanti. Una pratica, quest’ultima, che porterebbe con sé diversi problemi di ordine sia alimentare che etico.

Economia circolare e risparmio energetico

Riciclare e trasformare gli oli vegetali usati in biocarburanti permette di chiudere un ciclo di vita dei prodotti, in un’ottica di economia circolare. Questo consente di evitare l’uso di fonti fossili tradizionali, con un doppio beneficio: diminuire la produzione di gas serra e ridurre la nostra dipendenza dagli idrocarburi, che come sappiamo sono una materia prima non rinnovabile.

Ma i benefici della rigenerazione degli oli vegetali non si fermano qui. Il processo stesso di produzione dei biocarburanti è più efficiente rispetto a quello dei carburanti tradizionali. Produrre biodiesel da oli esausti richiede infatti una quantità inferiore di energia rispetto alla raffinazione del petrolio, mentre garantisce una resa energetica praticamente equivalente.

A questo dobbiamo aggiungere il fatto che anche gli scarti del processo possono essere a loro volta recuperati e valorizzati. Per esempio come combustibili industriali o come ulteriore materia prima per produrre lubrificanti e saponi industriali.

Il recupero e riciclo degli oli vegetali è dunque vantaggioso e sostenibile sotto diversi punti di vista.

Aziende specializzate, come Adriatica Oli, offrono un servizio completo che va dalla raccolta dell’olio esausto, alla sua gestione e trasformazione in biodiesel attraverso processi collaudati e certificati.

Ma questo è solo l’ultimo dei passaggi che permettono un corretto ed efficiente recupero degli oli usati. Che richiede un impegno collettivo, vediamo perché.

Se ognuno fa la sua parte nel ciclo di recupero

Se vogliamo che il ciclo dell’olio vegetale si chiuda in modo virtuoso, con il recupero, il riciclo e la trasformazione in nuove risorse, serve l’impegno di tutti. A cominciare dalle famiglie e dalle abitudini quotidiane in cucina.

Molto spesso l’olio di cottura finisce negli scarichi del lavabo o nel wc per semplice mancanza di consapevolezza. Per questo è fondamentale conoscere e diffondere le corrette modalità di smaltimento.

Ma qual è il modo giusto per liberarsi dell’olio che abbiamo usato per friggere, o quello che facciamo scolare da vasetti e scatolette di cibo sott’olio?

Il comportamento corretto è raccogliere l’olio in appositi contenitori domestici e conferirlo nei luoghi adatti. Tali luoghi possono essere isole ecologiche o altri punti di raccolta predisposti dai comuni o da aziende specializzate, come Adriatica Oli.

Si tratta dunque di favorire e far crescere anche per l’olio vegetale una vera e propria cultura del riciclo. In questo hanno un ruolo fondamentale tutte quelle istituzioni che possono incidere positivamente sui comportamenti dei cittadini, a cominciare dalle scuole e dagli enti pubblici.

Adriatica Oli ha varato una serie di iniziative per promuovere il recupero degli oli vegetali esausti, come “Olivia”, il servizio di raccolta degli oli in collaborazione con le amministrazioni cittadine. O come “Amicambiente”, un progetto per diffondere sempre più nelle scuole l’educazione alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente.

Un ruolo importante nella gestione degli oli vegetali esausti ce l’ha naturalmente anche il settore della ristorazione, in tutte le sue forme, dalla ristorazione commerciale alla ristorazione collettiva.

Per tutte le realtà che operano in questo tipo di attività, Adriatica Oli mette a disposizione una serie di servizi che supportano i ristoratori nelle operazioni di recupero e smaltimento. Non solo per le operazioni di prelievo dell’olio raccolto, ma con attività di formazione e informazione, assistenza, consulenza logistica e normativa e altri servizi utili.

Nella sfida del riciclo degli oli vegetali, la strada da seguire è quella della collaborazione tra tutti coloro che possono fare la loro parte, piccola o grande che sia.

Il riciclo degli oli come opportunità economica e sociale

Il ciclo di raccolta e trasformazione degli oli vegetali esausti comporta dei vantaggi non solo per l’ambiente, ma anche a livello di economia e territorio.

Un settore in costante crescita come quello del riciclo e dell’economia circolare genera occupazione a tutti i livelli. Il riciclo è infatti un sistema complesso che richiede l’attività di operatori preparati, le competenze di tecnici e aziende specializzate, impegno in ricerca e innovazione, iniziative di sensibilizzazione e di comunicazione.

Tutto questo comporta delle ricadute positive lungo tutta la filiera del riciclo.

Senza contare che la gestione virtuosa degli oli esausti, così come dei rifiuti in generale, permette di ridurre le spese di depurazione e di bonifica, di ottimizzare le risorse, di aumentare l’efficienza energetica.

Con vantaggi e risparmi per i territori, per le amministrazioni e per i cittadini.

Un grande cambiamento che parte da un piccolo gesto

Anche se le grandi questioni ambientali possono spesso apparire qualcosa che va oltre le nostre capacità di contrastarle come singoli cittadini, insieme possiamo generare un cambiamento importante.

Potrebbe sembrarci poca cosa l’olio che recuperiamo nella nostra cucina di casa, ma se tutti lo facciamo la differenza si vede eccome.

Noi di Adriatica Oli constatiamo ogni giorno come la transizione ecologica prenda forma anche da piccole azioni, che nel tempo diventano buone abitudini.

Comportamenti virtuosi condivisi che trasformano i problemi in soluzioni, le crisi in opportunità.

E a trarne beneficio è l’intera collettività. Siamo tutti noi.