Cambiare una lampadina, riparare un condizionatore, sostituire un cavo elettrico… Sono operazioni piuttosto semplici, al termine delle quali però abbiamo quasi sempre un rifiuto da smaltire.
E non si tratta di rifiuti generici, ma di RAEE: Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Nel facility management se ne producono quantità significative e il D.Lgs. 49/2014 ne disciplina la gestione.
In questo articolo vediamo dunque quali sono le linee guida per lo smaltimento dei RAEE nel facility management.
Non tutti i RAEE sono uguali
La distinzione fondamentale riguarda la provenienza. Le famiglie producono i RAEE domestici nelle abitazioni. Parliamo dunque, per lo più, di lampadine sostituite, elettrodomestici a fine vita, elettronica di consumo guasta e non riparabile.
I RAEE professionali provengono invece da attività commerciali, industriali o di servizio. Molte attività di facility management generano quindi RAEE professionali.
Questa distinzione cambia radicalmente il percorso di smaltimento. I proprietari possono generalmente conferire i RAEE domestici presso isole ecologiche e centri di raccolta sul territorio, in base ai regolamenti comunali. Quelli professionali devono invece seguire una filiera dedicata, con la tracciabilità di ogni passaggio.
Le tipologie di RAEE più comuni nella manutenzione elettrica
Quali sono i RAEE che ritroviamo più frequentemente nelle attività di facility management?
Ecco le principali tipologie:
Lampade e dispositivi luminosi
I tubi fluorescenti possono contenere mercurio e questo li classifica come RAEE pericolosi. Il mercurio è infatti una sostanza tossica, che non può essere dispersa nell’ambiente.
Le lampadine LED sono invece generalmente RAEE non pericolosi, ma rimangono in ogni caso rifiuti speciali a tutti gli effetti. Non possono perciò finire nei contenitori della raccolta ordinaria.
Componenti dei quadri elettrici
Anche molti dispositivi rimossi dai quadri elettrici, come interruttori automatici, relè o fusibili, sono RAEE. La loro classificazione dipende dall’eventuale presenza di sostanze pericolose. Per esempio, i PCB, policlorobifenili, sono fluidi isolanti usati nei condensatori, la cui tossicità oggi è nota. Ma possono essere ancora presenti in alcuni impianti realizzati quando ancora ne era permesso l’utilizzo.
Cavi elettrici
Occorre classificare i cavi in base al materiale e al contesto di provenienza. Un cavo rimosso da un impianto fisso riceve un codice EER, Elenco Europeo dei Rifiuti, diverso rispetto a un cavo di alimentazione smontato da un’apparecchiatura. Entrambi sono comunque rifiuti speciali soggetti a tracciabilità obbligatoria.
I codici EER applicabili ai RAEE del facility management
Il produttore del rifiuto deve identificare ogni RAEE con il corretto codice EER. Ricordiamo che eventuali errori di classificazione espongono a sanzioni ai sensi del D.Lgs. 152/2006.
Questi sono alcuni tra i codici più rilevanti nel settore della manutenzione elettrica in ambito facility management:
Sorgenti luminose
- EER 160213*: Apparecchiature fuori uso contenenti componenti pericolosi, per esempio lampade fluorescenti che possono contenere mercurio.
Apparecchiature elettriche complete fuori uso
- EER 200135*: apparecchiature elettriche ed elettroniche contenenti componenti pericolosi
- EER 200136: apparecchiature elettriche ed elettroniche prive di componenti pericolosi
Componenti smontati da apparecchiature
- EER 160215*: componenti pericolosi rimossi da apparecchiature fuori uso
- EER 160216: componenti non pericolosi rimossi da apparecchiature fuori uso
Cavi elettrici
- EER 170411: cavi standard non contaminati, rimossi da impianti fissi
- EER 170410*: cavi impregnati di olio, catrame o altre sostanze pericolose
- EER 160216: cavi di alimentazione rimossi da apparecchiature elettroniche dismesse
L’asterisco (*) identifica sempre un rifiuto pericoloso. Trattare un RAEE pericoloso come non pericoloso rappresenta già di per sé un’infrazione normativa.
Vediamo allora più nel dettaglio come gestire le diverse tipologie di RAEE.
Relamping e gestione delle sorgenti luminose
Il relamping è tra le attività più frequenti nel facility management. Si tratta della sostituzione delle vecchie lampade tradizionali, a incandescenza, alogene o fluorescenti, con luci LED.
La spinta normativa verso l’efficienza energetica ha infatti accelerato la sostituzione degli impianti di illuminazione. Ne derivano grandi quantità di lampade obsolete da smaltire.
Smaltimento di tubi e lampadine LED
I tubi al neon e fluorescenti che contengono mercurio non devono essere rotti, schiacciati o gettati insieme ad altri rifiuti. Gli addetti devono conservarli integri, in contenitori idonei, fino al momento del ritiro da parte di operatori autorizzati.
Le lampadine LED sostituite non contengono mercurio. Sono RAEE non pericolosi, ma la filiera di smaltimento rimane separata dalla raccolta ordinaria. Gli addetti devono conferirle anch’esse a operatori iscritti all’Albo Gestori Ambientali.
Conferimento e recupero dei cavi elettrici
I cavi smontati durante interventi di manutenzione contengono materiali quali rame e alluminio, che hanno un valore commerciale.
Recupero e classificazione dei cavi
Gli impianti autorizzati possono avviare un cavo classificato EER 170411, non pericoloso, al recupero dei metalli. In alcuni casi è anche possibile ricevere un rimborso per i materiali conferiti.
Per i cavi pericolosi, EER 170410*, il percorso è più vincolato. Richiedono contenitori specifici, trasportatori con abilitazioni ADR e impianti di trattamento specializzati.
La scelta del codice corretto dipende dal contesto specifico. In caso di incertezza sulla classificazione è sempre preferibile consultare un operatore specializzato prima del conferimento.
La documentazione FIR e RENTRI
Per i RAEE professionali valgono gli stessi obblighi documentali degli altri rifiuti speciali. Il mancato rispetto di tali obblighi espone alle sanzioni previste dal Testo Unico Ambientale.
Formulario di Identificazione del Rifiuto (FIR)
Il FIR deve accompagnare ogni trasporto. Dal 13 febbraio 2025 è in vigore il nuovo modello a due copie, con vidimazione digitale obbligatoria tramite il portale RENTRI. Dal 13 febbraio 2026, per i soggetti iscritti al RENTRI che producono rifiuti pericolosi è obbligatorio il FIR digitale xFIR.
RENTRI
Il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti assicura il monitoraggio del percorso dal produttore all’impianto. Le scadenze di iscrizione obbligatoria variano in base alla dimensione e alla tipologia del soggetto produttore del rifiuto.
Tempi e modalità del deposito temporaneo
Limiti di deposito
Il produttore può tenere i RAEE in attesa di ritiro in deposito temporaneo presso il luogo di produzione, secondo le condizioni fissate dall’art. 185-bis del D.Lgs. 152/2006.
Il produttore può scegliere tra due opzioni. La prima è l’avvio a smaltimento o recupero almeno ogni tre mesi, indipendentemente dai volumi prodotti. La seconda è il deposito fino a 12 mesi entro un limite di 30 metri cubi complessivi, di cui non più di 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In questo caso vale il limite che viene raggiunto per primo, quello temporale o quello quantitativo.
Stoccaggio dei RAEE
Il produttore deve tenere i RAEE pericolosi separati da quelli non pericolosi. Il personale deve stoccarli in contenitori idonei, etichettati, al riparo dagli agenti atmosferici. L’accesso all’area in cui sono custoditi è riservato al personale autorizzato.
Le sorgenti luminose richiedono contenitori specifici che ne impediscano la rottura.
Il personale deve mantenere separati tra loro i raggruppamenti diversi di RAEE durante lo stoccaggio. Mettere insieme categorie diverse di RAEE rischia di compromettere la corretta filiera di trattamento.
Come scegliere il proprio gestore per i RAEE professionali
Chi genera RAEE durante un intervento di manutenzione è anche obbligato alla loro corretta gestione.
Nel caso di servizi in appalto, la questione delle responsabilità è trattata nell’articolo Gestire correttamente i rifiuti nelle attività di facility management.
Verifiche prima del contratto
Prima di sottoscrivere un contratto con un gestore, è opportuno controllare che l’azienda risulti iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. In particolare, deve rientrare nelle categorie 4 e/o 5, a seconda delle tipologie di RAEE da gestire. La categoria 4 copre i rifiuti non pericolosi, la categoria 5 quelli pericolosi.
Classificare correttamente ogni sorgente luminosa, ogni componente smontato e ogni cavo elettrico richiede esperienza e competenze normative aggiornate. Un operatore non qualificato può commettere, anche in buona fede, delle irregolarità sanzionabili.
Servizi per il facility management
Adriatica Oli supporta le aziende di facility management nella gestione dei RAEE professionali, garantendo:
- Ritiri pianificati
- Classificazione per codice EER
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