L’assistenza infermieristica domiciliare è un’attività sanitaria sempre più diffusa. Il motivo sta anche nell’invecchiamento della popolazione e nel cronicizzarsi di molte malattie che un tempo portavano invece rapidamente a fine vita. Con l’evoluzione delle esigenze e delle pratiche sanitarie, il personale sanitario segue un numero crescente di pazienti presso la loro abitazione anziché in ospedale.
Perciò gli infermieri gestiscono sempre più spesso operazioni come prelievi, medicazioni e perfino certe terapie infusionali fuori da una struttura sanitaria vera e propria.
Nell’assistenza domiciliare si presentano così situazioni particolari, e le norme e le pratiche sulla gestione dei rifiuti sanitari ne devono tenere conto. In linea generale chi lavora nell’assistenza domiciliare, in proprio o in una cooperativa, deve rispettare gli stessi obblighi di qualsiasi altro professionista sanitario, anche se con alcune specificità che vedremo.
Le norme valgono anche per l’infermiere a domicilio
Chi produce un rifiuto fuori da una struttura sanitaria mantiene tutte le sue responsabilità. Le sanzioni previste dal D.Lgs. 152/2006 (il Testo Unico Ambientale) e dal D.P.R. 254/2003 (che disciplina proprio la gestione dei rifiuti sanitari) si applicano comunque.
Un contenitore sbagliato, un FIR mancante o un deposito prolungato oltre i termini restano infrazioni sanzionabili. Per i comportamenti più gravi, come l’abbandono di rifiuti pericolosi, scattano anche conseguenze penali.
Alle sanzioni si aggiunge il rischio reputazionale, alto soprattutto in una professione a stretto contatto con pazienti fragili e con le loro famiglie.
Quali rifiuti produce l’infermiere a domicilio?
Tra i rifiuti più frequenti ci sono soprattutto aghi da prelievo e da iniezione, siringhe usate, garze e medicazioni sporche di sangue e guanti monouso. In determinate circostanze l’infermiere può dover usare a domicilio anche cateteri, sacche per la raccolta di urina e deflussori per fleboclisi.
Come avviene in una struttura sanitaria, questi materiali possono rientrare tra i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo (codice di riferimento EER 180103*) se entrano in contatto con sangue o altri liquidi biologici. In questo caso devono seguire un percorso di smaltimento specifico.
Il rifiuto sanitario prodotto in casa è domestico?
Un rifiuto sanitario generato in un contesto domestico resta un rifiuto sanitario e non diventa un normale rifiuto urbano. In nessun caso, quindi, l’infermiere lo può gettare nella spazzatura di casa.
Si tratta di un rifiuto speciale (in alcuni casi anche pericoloso), come se provenisse da un ospedale o da una clinica medica, e l’infermiere lo deve trattare come tale fin dal primo momento.
Per i rifiuti sanitari prodotti a domicilio del paziente c’è però una particolarità. Nell’attività dell’infermiere a domicilio, infatti, il luogo dove nasce il rifiuto (cioè la casa della persona assistita) non coincide quasi mai con il luogo in cui l’infermiere lo gestisce. Vediamo meglio questo punto.
Cosa prevede la legge per i rifiuti sanitari a domicilio?
La normativa generale individua il produttore del rifiuto in chi lo genera materialmente, nel luogo in cui opera. Qui però la legge prevede la vera specificità del lavoro infermieristico domiciliare. L’articolo 193, comma 18, del D.Lgs. 152/2006 stabilisce che “i rifiuti provenienti da assistenza sanitaria svolta al di fuori delle strutture sanitarie di riferimento e da assistenza domiciliare si considerano prodotti presso l’unità locale, sede o domicilio dell’operatore che svolge tali attività”.
Per la legge, quindi, il domicilio del paziente non è il luogo di produzione del rifiuto, anche se nei fatti lo è.
Il trasporto dalla casa del paziente alla sede
La stessa norma introduce inoltre una semplificazione rilevante. Per spostare il rifiuto dal luogo dell’intervento (cioè il domicilio del paziente) fino alla sede dell’operatore non serve il formulario di identificazione (FIR), e per quella specifica tratta non serve nemmeno l’iscrizione all’Albo Gestori Ambientali.
La semplificazione però riguarda solo il primo tragitto, cioè quello dalla casa del paziente alla sede di riferimento. Una volta arrivato in sede, il rifiuto ricade nelle regole ordinarie del D.P.R. 254/2003.
Resta da capire qual è la sede di riferimento. La risposta dipende dall’inquadramento dell’attività, cioè se l’infermiere a domicilio è un libero professionista o, per esempio, membro di una cooperativa.
Infermiere libero professionista o cooperativa?
Chi svolge assistenza infermieristica domiciliare può farlo, come abbiamo detto, in due modi diversi. Può lavorare come libero professionista con partita IVA e seguire pazienti privati, oppure come dipendente o collaboratore di una cooperativa sanitaria.
L’infermiere libero professionista
Nel primo caso la sede di riferimento coincide spesso con lo studio o il domicilio professionale. L’infermiere è il produttore del rifiuto e anche il primo responsabile della sua gestione.
Per questa categoria di professionisti non organizzati in forma d’impresa, la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha introdotto un’esenzione dall’iscrizione al RENTRI.
L’infermiere di una cooperativa
Nel secondo caso, quando l’infermiere opera per una cooperativa, la sede di riferimento è quella della cooperativa stessa. È la cooperativa, come struttura organizzata, a diventare soggetto produttore e responsabile.
Una cooperativa che svolge assistenza domiciliare integrata è in genere organizzata in forma d’impresa. Salvo esenzioni specifiche, ha quindi l’obbligo di iscriversi al RENTRI e di gestire la documentazione in modo centralizzato.
Materiali e contenitori per l’infermiere a domicilio
Nella “cassetta degli attrezzi” dell’infermiere a domicilio deve trovare posto un piccolo agobox, dedicato ad aghi e oggetti taglienti. Anche durante un intervento domestico è meglio evitare di riaprire un agobox già chiuso, pure solo per aggiungere un altro rifiuto. Se necessario, conviene portarne più di uno, così da non doverlo mai riaprire.
L’infermiere deve raccogliere garze, medicazioni e materiali monouso non taglienti in sacchetti separati, dedicati ai rifiuti a rischio infettivo.
La tanica per i liquidi biologici, invece, è un po’ un’eccezione nel lavoro domiciliare. Serve solo per volumi consistenti, come nella gestione di drenaggi o medicazioni complesse, e nella maggior parte delle visite non è necessaria.
I contenitori definitivi nella sede di riferimento
A fine giornata l’infermiere deve trasferire i rifiuti raccolti durante le visite nei contenitori definitivi presso la sede di riferimento.
L’agobox pieno si inserisce nel contenitore di cartone rigido, come in qualsiasi altra struttura sanitaria. Solo a questo punto l’infermiere deve chiudere, sigillare ed etichettare il contenitore secondo la normativa. I termini del deposito temporaneo partono solo da questo momento.
Il locale scelto come deposito temporaneo deve restare separato dagli spazi di vita quotidiana. Se il locale si trova nel domicilio del professionista, gli estranei non devono potervi accedere.
Tempi di deposito e organizzazione dei ritiri
Quando i rifiuti arrivano nella sede di riferimento (il domicilio professionale del libero professionista oppure la sede della cooperativa), valgono i limiti ordinari del D.P.R. 254/2003. Sotto i 200 litri i rifiuti possono restare in deposito temporaneo per un massimo di 30 giorni, mentre dai 200 litri in su possono restarci per soli 5 giorni.
I volumi prodotti da un singolo infermiere o da una piccola cooperativa però restano spesso contenuti, così in molti casi l’infermiere o la cooperativa rientrano nella finestra più ampia dei 30 giorni.
Conviene comunque concordare in anticipo un calendario dei ritiri, per evitare accumuli e ridurre il rischio di superare i termini di legge.
Ritiro e smaltimento per professionisti e cooperative
Come abbiamo visto, la gestione dei rifiuti sanitari e le responsabilità connesse possono cambiare molto a seconda del quadro professionale e organizzativo.
La Divisione ECOsan di Adriatica Oli è un punto di riferimento sicuro per ogni situazione. Per esempio, fornisce i contenitori adatti anche al lavoro in mobilità, pianifica i ritiri in base ai volumi reali e gestisce la parte documentale, compresi gli adempimenti RENTRI per chi ne ha l’obbligo.
Per organizzare in modo efficiente e sicuro la gestione dei rifiuti della tua attività di assistenza sanitaria domiciliare, contatta ora la Divisione ECOsan di Adriatica Oli.